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I 27 anni di Betfage
I valori al servizio del bene comune
Sabato 31 maggio la comunità socio sanitaria Betfage di Calcinato ha fatto memoria dei 27 anni dall’apertura. Le ospiti della Comunità hanno coinvolto la dirimpettaia comunità Jerusalem nella festa dell’anniversario. Ospiti ed educatori hanno recitato insieme il Santo Rosario, poi hanno condiviso la cena che, nel rispetto del distanziamento, ha voluto essere un segno conviviale di fraternità.
Patrizia Schioppetti, che è responsabile di Betfage sin dall’inizio, ha desiderato celebrare la ricorrenza, per fare sì che il richiamo della memoria favorisca il rilancio dell’entusiasmo.


Fotografia
La tavola imbandita

Fotografia
La recita del S. Rosario

Nel bellissimo parco che circonda le due comunità, le abbiamo rivolto alcune domande. Patrizia, sei alla guida di Betfage sin dal 1993. Quali sentimenti suscita questa tappa?

Certamente, suscita un sentimento di soddisfazione, perché 27 anni sono un traguardo significativo. Le valutazioni, certo, spettano più ad altri che a me, ma sono certa, che, guardando a ciò che stato, lo avverto come ricchezza. È forte in me anche la riconoscenza nei confronti dell’Associazione, per la fiducia che mi è stata accordata in questi lunghi anni. Il mio percorso nell’Associazione, peraltro, ha avuto inizio diversi anni prima dell’avvio di Betfage e posso dire di sentirmi appartenente a questa realtà, come persona, prima ancora che come dipendente.

Il lavoro all’interno di una medesima realtà potrebbe esaurire la motivazione personale. Evidentemente, così non è stato per te. Quali sono i valori che hanno sostanziato il tuo percorso professionale e personale a Mamré?

Beh, direi la dedizione al lavoro, prima di tutto. Ho dedicato buona parte della mia vita a condurre la Comunità. Ho cercato di dare il meglio di me, a livello personale e professionale. A volte credo di esserci riuscita, a volte no. Ma ci ho messo tutta me stessa. Di questo sono certa. Betfage è, senza alcun dubbio, la mia seconda famiglia.
L’altro valore la responsabilità, nei confronti di me stessa, delle ospiti, degli operatori, del servizio, delle persone che a vario titolo intessono relazioni con la Comunità. Essere responsabili significa non abbassare mai la guardia, programmare costantemente e nel contempo essere flessibili e tempestivi nel gestire imprevisti, con l’attenzione al qui e ora e l’occhio puntato alla meta. Rispondere in modo autentico al bisogno della persona è possibile solo in questa presenza nell’oggi e in considerazione del domani.
Ma essere responsabili a Mamré è anche essere garante della mission, degli ideali che il Fondatore, don Pierino Ferrari, ha trasmesso. Il responsabile è così un tramite fra le istanze dell’equipe e gli indirizzi dell’Associazione: responsabilità è mediazione continua.
Ancora, ho sempre creduto nel rispetto delle persone: le colleghe, le persone che incontriamo, le famiglie, i volontari e soprattutto le ospiti, da rispettare nelle loro unicità, i nei loro bisogni.
Anche la progettualità, altro valore che si aggancia, è necessariamente personalizzata e globale, negli obiettivi e nelle azioni.
La progettualità non si sgancia dalla creatività, un vero e proprio antidoto al rischio che quotidianità assorba. La creatività consente di realizzare esperienze a cui si legano ricordi che costruiscono a propria storia, il proprio vissuto, la propria identità.
Non posso dimenticare il valore della collaborazione. Se non c’è collaborazione fra i colleghi, ci può essere anche grande organizzazione, ma manca l’elemento che rende la vita della comunità bella e i progetti attuabili. Non è pensabile non lavorare in sintonia con chi ci sta vicino. È lecito non vederla tutti allo stesso modo, ma è nostro dovere, come equipe, trovare un punto di accordo per non perdersi e non disorientare. Ha un valore fondamentale anche la collaborazione con i volontari, ricchezza che dà valore aggiunto alla vita delle nostre ospiti, con i famigliari, parte integrante del loro progetto di vita, collaborazione con il territorio, con la parrocchia, per essere rete che genera ricchezza.
E, come a sintesi di tutto, cito il valore della riconoscenza e della gratitudine verso le persone che abbiamo avuto il dono di incontrare. La gratitudine verso la Provvidenza, che si sempre manifesta con fedeltà.

Come definiresti la Betfage di oggi? Quali prospettive per questa comunità?

27 anni sono tanti. La Betfage di oggi non è la Betfage degli inizi, senza nulla togliere all’entusiasmo degli inizi. Sono stati 27 anni di storia, di esperienza, di incontri, di relazione. Betfage non è cambiata solo come numeri e ambiente (fino al 2007, Betfage era a Montichiari e ospitava 6 giovani donne; poi, il trasferimento a Calcinato, l’ampliamento dell’utenza fino a 9 persone e la gestione di un alloggio protetto per un massimo di 2 persone). Abbiamo incontrato persone, abbiamo implementato progetti, abbiamo accumulato esperienza. Quella di oggi spero che possa essere definita una Betfage più aperta, più matura, più integrata, perché più consapevole della sua identità.
Spero e sono certa che la Comunità continuerà a essere punto di riferimento per i bisogni del territorio, una realtà attenta a modulare risposte aperte al bisogno emergente, una Comunità sempre più aperta alla creazione di legami, orientata a una sempre maggiore inclusione delle ospiti. Per il loro autentico bene.
Infine, come a sintesi di tutto, cito il valore della riconoscenza e della gratitudine verso le persone che abbiamo avuto il dono di incontrare. La gratitudine verso la Provvidenza, che si sempre manifesta con fedeltà.

6 giugno 2020   




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