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Una scelta di vita
Le appartenenti alla Comunità Mamré, per scelta di vita, mettono in comune gli ideali, i propri beni e il proprio impegno per donare alla comunità, in spirito di servizio, quanto è necessario alla vitalità della comunità.

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La specificità della spiritualità di Mamrè consiste nel vivere il battesimo e la cresima dentro una comunità in cui si vive la carità; in una forma di perenne donazione verginale, rinunciando a formare una famiglia propria; realizzando, nella propria originalità, una condivisione totale e concreta di vita amicale.

«Si tratta di una consacrazione a Dio e agli uomini completa e autentica, che permetterà a ciascuna e a tutte di darsi a Dio e al proprio apostolato specifico, senza riserve. […]. La consacrazione diventa totale, non tanto in base a una figura giuridica riconosciuta, quanto in base a una risposta “totale” alla grazia comunicata a ciascuna» (Don Pierino Ferrari, Ritiro alla Comunità, 11 aprile 1971, in Mamré, Op. cit., p.36-37).


Don Pierino apprezzava le caratteristiche della personalità femminile, ne riconosceva l’intuito, la delicata fortezza. Da esse sapeva di poter pretendere quella grinta, che porta a superare «tristezze, abbattimenti, scoraggiamenti» (Ritiro alla Comunità, 19 gennaio 1973, in Mamré, Op. cit., p.91) e a esprimere quell’entusiasmo che coinvolge; scriveva loro: «Voglio che siate belle, non per piacere al mondo, ma per conquistare il mondo alla verità, alla bontà, alla vostra autentica amicizia».

«Vi vorrei forti come Giuditta, capaci di tagliare la testa al nemico. […]. Vi voglio calde come Ester, […] “calde” quando parlate, calorose quando vi muovete. […]. Vi voglio semplici, povere, attente parsimoniose come Rut. […]. Vi voglio attente a Gesù come la Samaritana. Vi voglio capaci di testimoniare Gesù come la Maddalena. Vi voglio fiduciose nella Provvidenza come la Vedova che ha buttato i suoi spiccioli, tutti i suoi spiccioli […]. Vi voglio sincere in tutto e dappertutto. […]. Vorrei che foste allo stesso tempo Marta e Maria».


È chiaro inoltre, sin dall'inizio, il particolare carisma laicale della Comunità, che permetta, grazie ad una maggiore snellezza negli interventi, di abbattere quelle barriere che potrebbero alterare un rapporto schietto e diretto con gli uomini, soprattutto con i "lontani".
«Rifiutiamo l'idea di voler vivere una vita consacrata a metà, come soluzione di comodo o come compromesso con il mondo, prevedendo che ci trasformeremo poi in religiose».

«La comunità è e deve restare essenzialmente laica. […]. Il laico è la persona di Dio (appartenente a Dio), che lascia trasparire il mistero di questa appartenenza, che vive la comunione dei santi, che è radicalmente libero d’amare».

20 febbraio 2012   




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